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Il pane e il gruppo folk Nuraghe conquistano il concorso "Pani di Sardegna" alla Cavalcata


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Paese

Dati Generali
Il paese di Settimo San Pietro
Settimo San Pietro è un Comune della provincia di Cagliari. È situato a 70 metri sul livello del mare. Conta 6029 abitanti. Dista 12 km da Cagliari. Il paese era chiamato semplicemente Settimu, denominazione che trae la sua origine da ad septimum lapidem, che indicava la distanza di sette miglia da Cagliari. Più tardi è stata aggiunta la denominazione San Pietro per distinguere il paese da altri che in Italia avevano lo stesso nome.
Il territorio di Settimo San Pietro
Altitudine: 30/296 m
Superficie: 23,21 Kmq
Popolazione: 5949
Maschi: 2998 - Femmine: 2951
Numero di famiglie: 1788
Densità di abitanti: 256,31 per Kmq
Farmacia: via San Salvatore, 67/B - tel. 070 767002
Guardia medica: Selargius (CA) - tel. 070 842907
Carabinieri: Comando di Sinnai - tel. 070.767022

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Storia

SETTIMO [Settimo San Pietro], villaggio della Sardegna nella provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di Sinnai, sotto il tribunale di Cagliari, e nella curatoria di Campidano appartenente all’antico regno di Cagliari.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 17' 40", e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 4'.

Siede sul piano tra alcuni piccoli rialti, che si levano alla parte di maestro-tramontana, a quella di greco e di libeccio in sul confine dell’abitato.

In distanza poi di poco più di due miglia sorge la catena delle colline doliesi, che si dirama verso ponente-libeccio per più di miglie 10 e va a finire nel lago maggiore di Cagliari: in distanza di 5 sorgono i monti di Burcèi e di Sette Fratelli.

La suddetta catena di colline essendo bassa, questo paese è mal riparato dalla tramontana, lo è però bene dal greco e levante, ma resta esposto al maestrale, al ponente e seguenti sino al sirocco.

Il sirocco e i venti australi caricano l’atmosfera di questa regione di molti vapori, accrescendo l’umidità che si causa dalle prossime paludi di Pirri e di Quarto, e di quella di Mara-Calagonis.

Vedesi spesso il paese, massimamente nelle mezze stagioni, ingombrato da una nebbia leggera. La nebbia crassa è rara, e sono però rari i danni della vegetazione per questa causa.

La temperatura invernale è mitissima, salvo che domini l’aquilone o il maestrale.

La neve è una meteora straordinaria, ed accade ben di rado che per poche ore resti il suolo coperto d’uno strato di neve, spesso un dito.

Nell’estate il caldo è tollerabile per la influenza della brezza marina, fuori il caso che domini l’ostro o il sirocco.

Le pioggie sono forse meno infrequenti che altrove per la vicinanza dell’alta montagna del Serpellino, e per la stessa ragione i temporali, sebbene sieno piuttosto acquazzoni, che grandine e fulmini.

L’aria di questo paese non è in certi tempi, cioè nell’estate ed autunno, sgombra di miasmi.

Questi si potrebbero diminuire della massima parte se finalmente si volesse togliere il pantano prossimo al paese e persistente ancora ne’ calori estivi, che alimentasi sempre dal versamento delle acque della fonte dove si abbeverano i porci. Nel calore della stagione, massime essendo il suolo naturalmente palustre, si svolgono degli effluvi fetidissimi, che ammorbando l’aria sono causa di frequenti malattie e massime delle febbri intermittenti. Questa malignità sarebbe facilmente tolta, se si vietasse l’abbeveraggio delle dette bestie in quella fonte mandandole ad altre non molto distanti, oppure se si selciasse il suolo e si agevolasse lo scolo.

Le strade del paese sono irregolari in tutto, fangose nell’inverno. Le case sono costrutte con un zoccolo a pietre, il resto a mattoni d’argilla. Sarebbero meglio situate le abitazioni nel rialto dove è la chiesa; ma perchè scavandovi non si potea trovar l’acqua a piccola profondità si è desistito di voler fabbricarvi, e si patisce l’umidità del sito, dove si abita.

Territorio. Una sua parte è piana, l’altra è distesa sopra le notate piccole eminenze verso maestro, e sopra altri piccoli rilevamenti verso ponente.

Mancano le sorgenti, e il suolo è generalmente arido. Nel paese sono scavati tanti pozzi, quante sono le case; l’acqua è salmastra; non pertanto la maggior parte della popolazione la beve, e soli i benestanti mandano a provvedersi ne’ monti di Sinnai alla distanza sino di due ore. Potevasi rimediare, come in Cagliari, con le cisterne; ma non vi si pensa e si subisce stupidamente la spesa annuale che vuole questo servigio, e che sarebbe per nove decimi risparmiata se si conservasse l’acqua piovana. Due fiasconi d’acqua a due ore di distanza valgono per lo meno la mezza giornata d’un garzone, anzi la giornata intera, perchè dopo quella fatica non si ha più forza ad altro lavoro; valgono ancora di più se adoprasi il giumento.

Nelle stagioni piovose scorrono nella regione boreale di questo territorio alcuni rivoli, i quali si riuniscono in due, che versano le acque nella palude di Quarto, o stagno de Molentarju.

Uno di essi traversa il paese, cagionando de’ pantani che aggiungono alle altre cause di infezione. Inde scorre verso Quartuccio, e parimente lo traversa.

L’altro scorre a ponente e tocca Selargius, onde discende nel suindicato stagno.

In verità non sono questi altro che torrenti, perchè non scorrono se non dopo le pioggie, e non hanno fonti, non potendosi dir tali le scaturigini delle colline imbevute dalle pioggie. Nell’inverno del 1833 restò sempre asciutto il letto dell’uno e dell’altro.

La vegetazione ne’ terreni incolti è di sole macchie e assai rare, perchè i settimesi han tagliato senza mai pensare a ripiantare, e non han lasciato crescere le piante.

Di selvaggiume non si può notar altro che alcune lepri e volpi e poche specie di uccelli.

Popolazione. Notaronsi nel censimento del 1846 anime 1263, distribuite in famiglie 300 e in case 300.

Quel totale d’anime si distinse poi in uno ed altro sesso per rispetto a’ varii periodi d’età nel seguente tenore:

Sotto i 5 anni

maschi 75, femmine 66;

sotto i 10

mas. 76, fem. 73;

sotto i 20

mas. 135, fem. 110;

sotto i 30

mas. 119, fem. 83;

sotto i 40

mas. 96, fem. 106;

sotto i 50

mas. 73, fem. 68;

sotto i 60

mas. 49, fem. 63;

sotto i 70

mas. 27, fem. 21;

sotto gli 80

mas. 13, fem. 8;

sotto i 90

mas. 2, fem. 3;

sotto i 100

mas. 1, fem. 1.

Si distinsero poi in rispetto alle diverse condizioni domestiche

Maschi scapoli ammogliati vedovi
666, 412, 235, 19.
Femmine zitelle maritate vedove
602, 310, 228, 64.

Il movimento ordinario della popolazione porta nascite 55, morti 28, matrimonii 12.

Le malattie più frequenti sono infiammazioni addominali, febbri intermittenti autunnali. Sono curati nelle malattie da un chirurgo e da un flebotomo.

I settimesi sono gente sobria, tranquilla, religiosa, rispettosa dell’autorità, e dedita al lavoro. Anche le persone provette impiegano le poche loro forze, e in certe ore pochi uomini si trovano al paese, principalmente ai tempi dei lavori agrari.

Non vi sono fortune straordinarie, e le proprietà così divise che restano poche famiglie che non possedano qualche tratto di terreno oltre la casa.

Mentre un buon numero vive con qualche agiatezza sono rarissimi quelli che si trovino nella indigenza.

Le donne non cedono agli uomini nello studio del lavoro, e fanno qualche guadagno con la tessitura del fieno in canestri e altri utensili che servono nel panificio. In altre ore lavorano alla rocca e al telajo per provvedere il necessario alla famiglia.

Si numerano in tutto il paese circa 300 telai di forma antica.

La istruzione primaria è senza frutto, perchè sono pochi giovani che dopo il corso sappian leggere e a stento. I ragazzi concorrenti non sono più di 25.

Le persone che san leggere e scrivere non sono più d’otto, le quali imparavano ne’ ginnasii di Cagliari.

Professioni. Gli uomini che esclusivamente si occupano dell’agricoltura sono 400 circa, quelli che fanno la pastorizia sommano tra grandi e piccoli a 45, quelli che esercitano mestieri a 16.

Agricoltura. Il territorio di Settimo è ottimo per i cereali e produce largamente se sia inaffiato opportunamente dalla pioggia.

La quantità ordinaria della seminagione è di starelli 1700 di grano, 250 d’orzo, 350 di fave, 30 di legumi, 20 di lino.

La fruttificazione mediocre è del 10 pel grano, 15 per l’orzo, 12 per le fave, 10 per i legumi.

L’orticoltura è esercitata per guadagnare vendendone i prodotti in Cagliari, che vi portano in grandi canestri adattati al basto de’ giumenti.

La vigna è prospera e matura bene i suoi frutti. La vendemmia suol essere abbondante e il vino, se sia manipolato bene, riesce di molta bontà.

La cultura degli alberi è così curata, come nei paesi del campidano più prossimi a Cagliari, dove facilmente si spacciano i frutti con notevole lucro.

Si hanno molte specie e varietà, ed è considerevole il numero delle piante che forse oltrepassa i 12000 ceppi.

Pastorizia. Come si è potuto presumere dal numero delle persone che la professano non è questa un’industria molto notevole. Una delle cause di ciò è la scarsezza che vi si patisce di pascolo in certe stagioni.

Nel bestiame che tienesi per diversi servigi si numerano approssimativamente buoi 500, cavalli 100, giumenti 280.

Si ingrassano nel paese molti majali col frutto dei fichi d’India, del quale sono formate le siepi, e si educa gran quantità di pollame, di cui si fa vendita nella città.

Il bestiame rude comprende vacche 350, cavalle 140, capre 1500, pecore 4500, porci 450.

I prodotti del medesimo sono in massima parte consumati nel paese. I formaggi sono di qualità mediocre.

L’apicultura è curata da pochi e non si hanno forse più di 140 arnie.

Commercio. I settimesi vendono i loro prodotti agrari in Cagliari, come fu notato, e vi portano gli altri articoli. Ricavano forse poco più di 140 mila lire.

Tiene Settimo a migl. 1 verso greco Sinnai, a migl.

1. 3/4 Mara-Calagonis sotto il levante, a migl. 2 verso austro Quartuccio, a migl. 2 2/3 verso libeccio Pauli, in là del quale a migl. 3/4 è Pirri nella stessa direzione.

La sua distanza da Cagliari è di migl. 5.

Il nome con cui si appella questo paese indica la sua antichità, perchè lo ebbe, come pare certissimo, sin dall’epoca romana, e indica la sua lontananza dalla colonna aurea di Cagliari.

Cotesta distanza di sette miglia romane, perchè si avvera anche al presente senza gran differenza, però si potrebbe credere che in tanti secoli che intercorsero da quella alla nostra epoca quella popolazione sia sempre rimasta nello stesso sito.

Ma non ostante questa giustezza della misura io credo che questa popolazione non sia più nel punto stesso dove era l’antica, ma siasi a poco a poco ritirata nella direzione di sirocco al punto dove or si trova, come evidentemente avvenne a quella di Quarto che trovasi in una distanza maggiore di quattro miglia romane dal punto della prima colonna di Cagliari, che forse fu poco distante dalla attuale nella piazza di porta Stampace, e come avvenne anche a Sesto.

A me pare probabilissimo, che la strada, presso la cui settima pietra trovavasi questa popolazione, passasse a un miglio a ponente dall’attuale abitato, e che l’antico si trovasse non lungi dalla chiesa rurale di s. Lucia, perchè da questa chiesa poteva la strada avanzare senza difficoltà sulle colline intermedie tra la curatoria del Campidano e quella di Dolia, non poteva dall’attuale sito di Settimo procedendo dritta-mente verso la chiesa rurale di s. Pietro, in là della quale le colline sono men facili.

E di questa difficoltà maggiore da questa parte, che dall’altra, abbiamo la prova nella via che tengono i settimesi andando nel dipartimento Dolia, i quali invece di andare a Soleminis per la via di s. Pietro non più lunga di migl. 3 1/2, vanno per quella tortuosa di s. Lucia allungando il corso di migl. 1.

La strada sulla quale trovavasi Settimo è quella delle due antiche strade centrali, che percorreva la parte orientale dell’Isola, avea sue stazioni in Biora, Sorovile o Sorabile, Capo Tirso, e terminava in Olbia.

Religione. Settimo sebbene prossimo a Dolia (s. Pantaleo), capoluogo di diocesi, fu sempre compreso nella giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari.

La chiesa parrocchiale ha per titolare s. Gio. Battista e per patrono s. Pietro. È di struttura d’arte antica, sufficientemente arredata e adorna di marmi, con un campanile, di cui sono superbi quei paesani.

La cura delle anime era prima commessa a un parroco proprio; ma essendosi poi le decime applicate alla mensa il parroco principale vi tiene un vicario e due preti assistenti.

Quando si pagarono le decime secondo il rigore delle pretese, la loro somma dava un valore di circa 15 mila lire; ora è di molto diminuita.

V’ha nel paese un’altra chiesa ed ha lo stesso titolare, quindi l’oratorio della confraternita del Rosario.

Nella campagna ne sussistono ancora tre, una dedicata a s. Pietro alla distanza d’un miglio verso settentrione, l’altra a s. Lucia prossima al paese, la terza dedicata pure a s. Giovanni a migl. 1 1/2 verso maestro.

Eravi un’altra chiesa denominata a s. Georgio m., la quale ora è esecrata.

Le feste principali sono per il titolare della parrocchia, per s. Isidoro addì 15 maggio e per s. Lucia nel giorno proprio.

Nelle due prime si corre il palio, e i premi sono comprati per contribuzione de’ giovani e de’ maritati, onde un palio è denominato de’ donzelli (bagadìus), gli altri de’ maritati (cojuados), tra’ quali suol esser sempre gara. I giovani comprano il palio del primo premio, i maritati il secondo e terzo de’ cavalli grandi e l’unico de’ puledri.

Questo accade solo per la festa del titolare, perchè per provvedere i premi per la corsa nella festa di s. Isidoro sono nominati operai, i quali questuano e presentano a’ vincitori pezze di stoffe più o meno preziose secondo che abbiano ottenuto molto o poco.

Il camposanto si è formato intorno all’antica chiesa suindicata di s. Georgio.

Antichità. Nella eminenza prossima al paese, alla quale rimase il nome di Nuragi, forse non restano nè pur le fondamenta dell’antica costruzione di questo genere, che deve esservi stata in tempi antichi. Le pietre ne furono tolte per servir di materiale alle costruzioni del paese.

Nel 1456 D. Gilberto Centelles e Carroz donava con stromento de’ 20 novembre, per sua moglie D. Allemanda Carroz e Centelles, contessa di Quirra, a Settimo ed a Sinnai, compresi nella baronia di s. Michele, i salti e le giurisdizioni dei seguenti villaggi, allora già spopolati.

Calagoni tra Mara e Sicci, nel qual sito è visibile gran quantità di rottami, e si osservano molte fondamenta.

Sixi, oggi Sicci, luogo prossimo al rialto di Settimo sotto il suo levante in distanza di mezz’ora da Settimo, di 1/4 da Mara, dove appariscono fondamenti di chiese, una delle quali era intitolata da s. Sèsulo.

Sedanu, or volgarmente Su-Idanu, paese che distava da Mara una mezz’ora e trovavasi al levante dello stagno, ora detto di Mara, dove si vedono le fondamenta della chiesa con molte altre vestigie.

Corongiu a sirocco-levante dello stagno di Mara, e a circa due miglia. Resta al meriggio di Figu-erga, e può riconoscersi dalle rovine della chiesa di s. Vittoria.

Sirigarju, luogo a piè del monte, a egual distanza da Sinnai e da Mara, dove i coloni de’ due paesi hanno piantate molte vigne. Si possono ancora osservare le fondamenta della chiesa e di molte case.

Penuga, o Villanova dessa Penuga, luogo nel monte, a greco di Mara, onde dista due ore.

Vi si trovano frequenti le vestigie delle abitazioni, e i pastori ivi soggiornanti vi arano alcuni pezzi di terreno.

Figu-erga, luogo prossimo a s. Basilio ed a Corongiu nelle falde della montagna. Qui pure vedonsi nelle sparse rovine gli indizi dell’antica abitazione.

Separassi nel piano e nelle vigne di Mara presso il rio, che dicono flumini.

S. Basilio (s. Basileddu) alle falde del monte di Sinnai, onde dista verso il greco ore 1 1/4 di pedone. Restano ancora le vestigie della chiesa.

Settimo con Sinnai, Geremeas, Selargius, Sesto ed altri paesi furono nel 1524 donati gratuitamente a Berengario Carroz e alla sua moglie Teresa Gombal de Entença, sorella della infanta, moglie di D. Alfonso, perchè col reddito di questi feudi ristorasse il castello di s. Michele e lo munisse bene di mura, torri e fossa.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Settimo San Pietro
ultima domenica Giugno: San Giovanni Battista
1° domenica di Settembre: San Pietro – Festa del Santo patrono con riti religiosi , spettacoli folcloristici e manifestazioni culturali
15 Luglio: "Maranhao One sarde Festival" – 12 ore ininterrotte di musica ed eventi
Settembre: “Settembre Settimese” – racchiude una serie di iniziative : sagra della malvasia, mostra dei dolci e del pane, concorso regionale di poesia sarda, gare di ballo